29/07/2009

QUANDO L'INGORGO FINISCE

L’Unità 27 Luglio

 

QUANDO L’INGORGO FINISCE

 

L’altra mattina c’era il traffico fermo, non si passava nemmeno in vespa. Claxon a tutta forza, nervosismo crescente, gente che dopo un po’ scendeva dalla macchina per cercare di capire cosa stesse succedendo. Camicie aperte sul sudore del petto. Gran bestemmie nel caldo di luglio. In cima all’ingorgo c’era un anziano alla guida di una macchina sportiva enorme,

del tutto sproporzionata alla sua età. Talmente enorme che non riusciva più a fare manovra e perciò si era bloccato in mezzo alla carreggiata. Con molta semplicità, senza né scuse né marasma senile. Stava immobile in mezzo alla strada bloccando tutto, e basta. Se non fosse stato per il macchinone, avrebbe fatto persino tenerezza. Era un ingorgo perfettamente metaforico

dell’Italia di questi anni: un vecchio in mezzo alla strada e tutti dietro di lui, immobili e incazzati.

La furia degli automobilisti nell’ingorgo era tanto più cieca in quanto male indirizzata. Perlomeno, era una furia differenziata. Ce l’avevano con lui solo quelli che se lo ritrovavano immediatamente davanti, che ne potevano osservare la strafottenza. Gli altri – tutti gli altri, la maggioranza – soffrivano di una forma di miopia che impediva loro di vedere dieci metri oltre il proprio paraurti. Oppure, oggettivamente, qualcosa non consentiva loro di vedere e capire cosa stesse succedendo. La maggioranza degli ingorgati se la prendeva con l’automobilista più vicino perché non camminava, senza

rendersi conto del perché non riusciva camminare. Si era venuta a creare una folla di persone rancorose e inconsapevoli, incapaci persino di immaginare che potesse esistere una dimensione diversa dall’immobilità. Invece poi l’ingorgo si è sciolto come si sciolgono gli ingorghi, senza che nessuno sappia spiegare come. Succede sempre così, per fortuna: a un certo punto l’ingorgo finisce.

 

Roberto Alajmo

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27/07/2009

Rag. Fantozzi

L’Unità 25 luglio

La voce della Lega

Miracolo del Duce

Maledetti comunisti atei, ora vi siete convertiti e urlacchiate in giro come delle vecchie suore di clausura svizzere che sarebbe un gran sacrilegio se il nostro amato Duce di Arcore andasse in visita da padre Pio. Ma non lo capite, poveraccio? Non ci va per fingere di credere in dio,né per dare di sé un’immagine di uomo rispettabile.

È solo un povero vecchio disperato che le ha tentate tutte: mago albanese e quel maledetto frate spagnolo di Pomezia che gli ha fornito una pozione micidiale di grappa friulana con peperoncino di cajenna, sale,  nitro, glicerina, ananas (non il frutto ma la bomba a mano),  polvere di cantaride il lettone di Putin e quattro abili

manipolatrici baresi. Nulla. Secondo voi cosa ci va a fare da Padre Pio? Solo a chiedere un miracolo.

Rag. Fantozzi

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19/07/2009

ECCO COME SPENGONO L'ITALIA

L’Unità 18-07-09

Ecco come spengono l’Italia

Di Moni Ovadia

Il progetto è chiaro: spegnere ogni spazio di pensiero, di coraggio civile, di risposta critica. Il taglio dei fondi allo spettacolo è una vendetta miope e vile tesa ad affamare le persone che attraverso quella forma di espressione si oppongono al padrone e ai suoi bravi e per fare questo colpisce decine di migliaia di famiglie di lavoratori, distrugge professionalità secolari, parte pulsante di quell’eccellenza italiana di cui il Paese va giustamente fiero. Questo centrodestra indegno della miglior tradizione popolare e conservatrice europea celebra i fasti dell’ignoranza e dell’odio per tutto ciò che è cultura e bellezza e travolge chiunque si guadagni la vita nel settore delle arti scenico-rappresentative, non solo e non tanto i pochissimi attori, registi o musicisti celebri ma le migliaia e migliaia di operai, tecnici, artigiani impiegati, trasportatori, organizzatori, fornitori di servizi,in breve uno spaccato di quasi tutte le attività che formano un’economia sana che produce ricchezza per la nazione e gettito fiscale per la Pubblica Amministrazione senza stornarlo nella micidiale evasione fiscale. Questo esecutivo mostra disprezzo per milioni di cittadini italiani che si vogliono nutrire non solo di sbobba televisiva ma anche di un cibo per l’anima, che vogliono dare ai propri figli un’occasione insostituibile di formazione alta e profonda della loro interiorità. L’obiettivo che si propone questa mannaia è quello di impoverire culturalmente e spiritualmente l’Italia per farne la fotocopia dei governanti più rozzi e impresentabili, un’Italia che dietro alla crosta mediatica sia sempre più sola nel consesso delle nazioni sviluppate, un’Italia inebetita, un’Italia strapaese da reality perché spolpata di ogni identità specifica. In breve un paese senz’ anima

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14/07/2009

LA CHIESA E IL REGALO DI PAPI

l'Unità 13-07-09

di Silvia Ballestra

La chiesa e il regalo di papi

Alcuni lo chiamano cinismo, altri la chiamano semplicemente politica (segno che sono già cinici), per alcuni è semplice cattiveria, per altri è dietrologia. In ogni caso è una cosa piuttosto schifosa. E si tratta di questo: per ripristinare un po’ di buoni rapporti con le gerarchie ecclesiastiche che si mostrano fredde a causa del suo privato peccaminoso e del suo essere “utilizzatore finale”, pare che Silvio Berlusconi sia deciso a fare qualche nuovo regalo alla parte cattolica del Paese. In soldoni, come ha scritto ieri questo giornale, il prezzo di un possibile perdono per le sue marachelle sessuali potrebbe essere un’accelerazione delle legge sul testamento biologico. In soldoni e detto in parole povere, mentre qualche signorina si può comprare con duemila euro e qualche collanina, per le alte gerarchie vaticane ci vuole di più: una legge fatta sulla pelle degli altri. La cosa è terribile a dirsi (e pure a pensarsi), eppure è così. Dimostrare all’elettorato cattolico che il premier non sarà magari uno stinco di santo, ma che quando si tratta di fare concessioni al Vaticano non è secondo a nessuno. Se così sarà, se questo osceno scambio sarà reale – la legge restrittiva gradita al Vaticano sul testamento biologico in cambio di silenzio per le porcate troppo umane di Silvio – si sarà toccato il punto più basso, un vero e definitivo punto di non ritorno. Nessuna pietà per migliaia di famiglie immerse nella sofferenza e nel dolore, nessuna soluzione umana e dignitosa per i malati senza speranza a cui accorciare l’agonia. Tutto questo in cambio di una improvvisa amnesia dei vescovi sulle maialate di papi? Possibile? Vi pare troppo cinico? Esageratamente enorme? Anche a me, ma basta aspettare e si vedrà. Del resto, se siamo abituati al peggio non è colpa nostra: qualcuno ci ha sapientemente addestrato.

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06/07/2009

IL TERZO CANDIDATO

IGNAZIO MARINOTerzo candidato alla carica di segretario del PD

Documento di presentazione

È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi.

Sogniamo un’Italia diversa,

crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti,

vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza,concretezza alle nostre idee.

Siamo decisi a contrastare democraticamente chi governa l’Italia in maniera ottusa e maldestra:

per un paese curato, sicuro, sereno, moderno

per un paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza

per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo

per una scuola come principale strumento per la formazione e l’integrazione dei nostri figli

per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l’ambiente

Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro,

realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere.

Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono.

Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno.

IO CI SONO

Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza a ciò in cui crediamo.

Sulla stessa strada siamo in tanti, a partire da un gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida.

Non siamo spinti ne sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se oguno di noi è disposto a contribuire con la propria goccia d’acqua.

Il fiume deve scorrere dentro gli argini e ogni persona per contare si deve iscrivere al Partito Democratico e partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato.

Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare.

Entro l’11 luglio iscriviamoci tutti al PD.

E tra una settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso.

Di speranza e fiducia

01:50 Scritto da: pierfidoo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook